Ma non esistevano solo quelli “nel grano”?

Ebbene si, esistono altri tipi di cerchi in questo nostro mondo, nello specifico in una parte del “continente nero” e in una zona dell’Australia.
I cerchi delle fate (noti come fairy circles) sono zone circolari prive di vegetazione circondate da un anello di erba alta, del genere Stipagrostis.
Sono distribuiti in maniera irregolare e si presentano lungo una fascia di 2.000 chilometri, dal margine orientale del deserto della Namibia meridionale all’Angola fino alla parte nord occidentale del Sudafrica. Fenomeni simili anche nel Sudan e nel Kenya orientale.

I cerchi non sono perenni. In media vivono circa 24 anni, ma alcuni di essi, soprattutto i più grandi, raggiungono anche i 75 anni.

Dal diametro variabile (dai 2 ai 12 metri), i cerchi delle fate sono un fenomeno dalle cause ancora sconosciute, avvolte nel mistero, intrise di credenze popolari, anche se negli ultimi 40 anni molte ipotesi scientifiche sono state proposte.

Tra il popolo degli Himba, del nord della Namibia, si crede che i cerchi siano un fenomeno legato all’intervento divino. Essi rappresenterebbero le impronte del loro Dio Mukuru che porta la pioggia e guarisce i malati.
Un’altra leggenda di questo popolo sostiene che i cerchi delle fate vengano creati dal respiro velenoso di un drago che vive nel sottosuolo. Il gas sale in superficie ed uccide le piante presenti nei cerchi.

A livello scientifico, nel gennaio 2017, alcuni ricercatori dell’università di Princeton, guidati da Corina Tarnita, hanno pubblicato uno studio sulla rivista Nature in cui il fenomeno viene spiegato con una combinazione di fattori: un insieme di competizioni tra le colonie sotterranee di termiti e di interazione tra questi insetti, e l’auto-organizzazione delle piante; si tratterebbe quindi di un meccanismo complesso di carattere ecologico. Tale ipotesi è stata comunque criticata da una parte di alcuni biologi.

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