Il MUDEC con “Africa. La terra degli spiriti”

Fonte: www.mudec.it

Trascorso un secolo dalla scoperta della cosiddetta “art nègre” da parte degli artisti delle avanguardie storiche francesi e tedesche, sono ormai superati i dibattiti che hanno lungamente contrapposto all’universalismo dello sguardo estetico il localismo dello sguardo etnografico che fa dell’oggetto un ‘documento’, smarrendone l’autonomia della dimensione estetica.

E’ arrivato il tempo di guardare all’arte africana come a un sistema complesso fatta di connessioni fra il mondo degli uomini e quello degli spiriti, di attraversamenti e di costruzioni relazionali tra i prodotti della cultura e le vicende della natura. L’arte tradizionale dell’Africa Nera testimonia l’inscindibile coesistere di una qualità formale di “arte tout court” dotata di specifici canoni estetici, con la ricchezza molteplice delle concezioni religiose, dei riti, delle manifestazioni del potere, fino agli oggetti della vita di tutti i giorni delle diverse popolazioni che l’hanno espressa.

L’esposizione si articola dunque in più sezioni che sviluppano ognuna un tema specifico: la qualità formale espressa da cinquanta fra i maggiori e più monumentali capolavori dell’Arte africana, gli oggetti collezionati anticamente nelle Wunderkammer delle corti europee e, insieme ad essi, gli oggetti d’arte realizzati in Africa.

Le maschere, le figure rituali e magiche, i feticci e gli oggetti di potere fino a una selezione di oggetti d’uso proposti come testimonianze originali di design daranno ai visitatori una visione del tutto nuova e imprevista dell’universo culturale e poetico del continente africano. Infine, le nuove frontiere della ricerca sull’arte africana sono documentate in specifiche sezioni che trattano di datazioni e dell’identificazione di alcune “mani dei maestri”.

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MUDEC WITH “AFRICA. THE LAND OF SPIRITS”
A century after the discovery of “art nègre” by artists of the early French and German avant-garde movements, we have now moved beyond the debate that for so long contrasted the universalism of the aesthetic vision with the localism of the ethnographic view of the object as a ‘document’, thus losing the autonomy of its aesthetic dimension.
The time has now come to see African art as a complex system made up of connections between the worlds of human beings and spirits, of interpenetration and relational constructions between the products of culture and the course of nature.
The traditional art of Black Africa attests to the indissoluble coexistence of a formal quality of “pure art” based on specific aesthetic canons with the manifold wealth of religious beliefs, rites and manifestations of power continuing all the way to the objects of everyday life of the different peoples involved.
The exhibition is divided into different sections each addressing a specific theme: the formal quality expressed by fifty of the most important and monumental masterpieces of African art, the objects once displayed in the cabinets of curiosities of European courts, and the artistic objects produced in Africa. Together with a selection of everyday utensils presented as original examples of design, ritual and magical figures, masks, fetishes and objects of power will offer visitors a wholly new and unexpected view of the cultural and poetic universe of the African continent. Finally, the new frontiers of research into African art are documented in specific sections that address questions of dating and the identification of various masters.
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