Marcello Lattari: “Se misurate l’arte africana con il metro della vostra tradizione culturale, non potrete mai conoscere quanto essa sia grande”

Fonte: Pramantha Arte

AfricArte è una tra le più importanti collezioni private di arte africana in Italia e in Europa. Essa è il risultato della passione di Marcello Lattari: ricercatore, studioso ed esperto di arte africana calabrese che (quando non è in giro per il mondo) vive e lavora nella sua casa-museo a San Lucido (Cosenza – Italia). Antiquario di professione, Marcello Lattari all’età di 24 anni – negli anni 70′ – ha scoperto il suo amore per la scultura africana e da allora non ha più smesso di cercare, collezionare e indagare l’affascinate universo culturale del continente nero, in tutti i suoi aspetti (storico, antropologico, artistico, mitico, religioso), e dedica gran parte del suo tempo ad una intensa attività di consulenza e divulgazione che lo impegna a livello internazionale e di cui si può avere una idea visitando il sito www.africarte.it ricco di dati e iconografie.

La collezione Lattari comprende un notevole numero di esemplari provenienti dalle regioni e dalle etnie più prolifere dell’Africa Subsahariana e abbraccia un arco temporale compreso tra i 150 e i 30 anni fa. I pezzi sono autentici e originali e sono stati acquistati direttamente in Africa, o da importatori, o presso gallerie specializzate in Francia, Belgio, Germania e Canada e, a volte, nei mercatini d’antiquariato che Lattari si diverte a scovare.

Ogni singolo pezzo esprime valori liturgici, sacri e leggendari. I manufatti sono svariati per tipologia, materiali, dimensioni, valore simbolico e uso pratico: figure di antenati, figure maschili e femminili, figure mitiche, maternità, maschere rituali, maschere facciali, caschi dalle linee antropomorfe e zoomorfe, feticci, reliquari e oggetti d’uso quotidiano. Le sculture evocano rituali, cerimonie, feste, danze e credenze; il culto della fertilità, i miti delle origini, le cosmogonie, l’animismo, il feticismo.

Da un punto di vista stilistico esse oscillano tra astrattismo puro (caratterizzato da una netta sintesi figurativa), naturalismo, realismo, simbolismo e funzionalismo. L’interesse di Marcello Lattari è principalmente estetico. La sua attrazione per l’arte africana è la stessa che ipnotizzò artisti, intellettuali e collezionisti agli inizi del Novecento dilagando come una vera e propria febbre di caccia all’oggetto tribale. La scoperta delle arti primitive causò quella radicale rivoluzione estetica, filosofica, spirituale, culturale che travolse il vecchio mondo e che contribuì a generare le Avanguardie artistiche. Potremmo citare solo i nomi di Matisse e Picasso (pionieri della rivoluzione artistica e grandi amanti dell’art nègre) «le cui ricerche e soluzioni apparvero – scrive Tristan Tzara in Scoperta delle arti cosiddette primitive – come un esito naturale delle esperienze attinte dal fondo anonimo dell’arte dei popoli neri».

Il capolavoro emblematico di questa forte influenza è rappresentato da Les Demoiselles d’Avignon di Picasso (1907 – opera manifesto del movimento cubista). Ma anche Modigliani e Brancusi si ispirarono a quell’arte. E la stessa passione mosse Vlaminck, Derain, Giacometti, Klee, Leger, Mirò e Gaugin (interessato all’arte oceanica). Per tutto il XX secolo l’arte africana ha così portato nuova linfa attraversando correnti, poetiche e artisti: dal Die Brucke al Blau Reiter, ai Fauves, da Dada al Surrealismo, da Sebastian Matta a Jackson Pollock, all’Informale, passando attraverso il gruppo Cobra (che svilupperà proprio l’impulso liberatorio dell’arte primitiva), fino a molte altre esperienze come il gruppo Fluxus di Georges Maciunas, Nam June Paik, Yoko Ono, e il Gutai in Giappone; gli happenings di Allan Kaprow e Jim Dine, l’azionismo viennese che inscenava violente azioni sul corpo sottoposto a una “ritualità sacrificale”, la Body art, le azioni sciamaniche di Beuys, l‘arte povera di Merz, Kounellis, Penone, Boetti, fino a Pino Pascali. Negli anni Ottanta, come non ricordare Baselitz tra i Nuovi Selvaggi e gli esponenti delGraffitismo, Haring e Basquiat, capaci di rinnovare il paesaggio urbano e metropolitano attraverso immagini simboliche e arcaiche, tradotte in termini di nuovo tribalismo. In Italia a tutt’oggi Mimmo Paladino e Nicola Carrino continuano ad attingere da quel fecondo magma creativo sito nel continente africano.

Questo patrimonio ricco, prezioso e ancora parzialmente sconosciuto è l’anima di AfricArte di Marcello Lattari il quale sostiene con entusiasmo: se misurate l’arte africana con il metro della vostra tradizione culturale, non potrete mai conoscere quanto essa sia grande.

Tutte le foto sono di proprietà di Marcello Lattari di AfricArte

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MARCELLO LATTARI: “YOU’LL NEVER UNDERSTAND HOW GREAT IS AFRICAN ART IF YOU MEASURE IT BY THE YARDSTICK OF YOUR CULTURAL TRADITION”

AfricArte is one of the most important private collections of African art in Italy and in Europe. It is the result of Marcello Lattari’s passion, a calabrian indipendent researcher and scholar, a contemporary expert in African art, who (when he is not traveling around the world) lives and works in his home-museum in San Lucido (Cosenza – Italy). Antique dealer by profession, Marcello Lattari at the age of 24 – in the ’70s – discovered his love for African sculpture and since then he has never stopped to search, collect and investigate the fascinating cultural universe of African continent, in all its aspects (historical, anthropological, artistic, mythical, religious), and now he devotes most of his time to an intensive international advisory and disclosure activity of which you can have an idea by visiting the website http://www.africarte.it so rich of data and iconography.

Lattari’s collection includes a large number of specimens from the more proliferate regions and ethnic groups of sub-Saharan Africa and covers a period between 150 and 30 years ago. The pieces are authentic and original and have been bought directly from Africa, or from importers, or found in specialized galleries in France, Belgium, Germany and Canada or, sometimes, in antique markets that Lattari likes to discover.

Each piece expresses liturgical, sacred and legendary values. The products are varied about materials, size, symbolic value and practical use. They are figures of ancestors, male and female figures, mythical figures, motherhood, ritual masks, facial masks, helmets with anthropomorphic and zoomorphic lines, fetishes and reliquaries, everyday objects. And they evoke rituals, ceremonies, parties, dances and beliefs; the cult of fertility, the original myths, cosmogonies, animism, fetishism.

From a stylistic point of view they range between pure abstraction (characterized by a distinct artistic synthesis), naturalism, realism, symbolism and functionalism. Marcello Lattari’s interest is primarily an aesthetic interest. His attraction to African art is the same interest that hypnotized artists, intellectuals and collectors in the early twentieth century, spreading like a real fever for tribal objects. The primitive art discovery caused a radical revolution: aesthetic, philosophical, spiritual, cultural. A revolution that swept away the old world and helped to create the artistic avant-garde. We could mention just Matisse and Picasso’s names (the pioneers of artistic revolution and great Primitive Negro Art lovers) «whose research and solutions appeared – as Tristan Tzara wrote in his book The Discovery of so-called primitive arts – as a natural outcome of the experiences drawn from the bottom of the anonymous art of the black peoples».

The emblematic masterpiece of this powerful influence is Les Demoiselles d’Avignon(the Cubist movement’s manifest by Picasso, 1907). But Modigliani and Brancusi were also inspired by that art, as well as Vlaminck, Derain, Giacometti, Klee, Leger, Miro and Gaugin (interested in Ocean art). Throughout the twentieth century, African art has brought new life for different artistic currents and personalities: from Die Brucke to the Blau Reiter and the Fauves; from Dada to Surrealism, from Sebastian Matta to Jackson Pollock; from Informal painting, through Cobra group (based just on the liberating impulse of primitive art), till many other experiences like Fluxus group by Georges Maciunas, Nam June Paik, Yoko Ono, Gutai in Japan, the Allan Kaprow and Jim Dine’s happenings, the Viennese Actionism with its ” body ritual sacrifice”, Body art, Beuys’ shamanic actions, Arte Povera by Merz, Kounellis, Penone, Boetti and Pino Pascali. In the eighties, Baselitz (New Wild), Haring and Basquiat with the Graffitism movement, able to renew the urban landscape through symbolic and archaic imagery, translated in terms of new tribalism. In Italy, today, Mimmo Paladino and Nicola Carrino still continue to draw from that fertile creative magma that is the African continent.

This rich, precious and still partially unknown heritage is the AfricArte soul by Marcello Lattari who enthusiastically loves to say: you’ll never understand how great African art is if you measure it by the yardstick of your cultural tradition.

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