Arte come espressione di felicità

lilanga_george_013lilanga_george_0140200-00010147-0001800px-George_Lilanga_insieme_all'opera_Banana_guarda_ho_l'acquolina_in_boccalilanga_george_002lilanga_george_016

Il mondo pittorico di George Lilanga è popolato da una miriade di “spiritelli burloni e irriverenti” del folklore Makonde, che sembrano presi in prestito da cartoni animati, ma in realtà se li si osserva bene, non sono poi tanto diversi dagli uomini. Nonostante siano rappresentati con solo tre dita del piede e due delle mani e con labbra e orecchie allungate, il loro corpo è essenzialmente quello di un essere umano.

L’artista tanzaniano, malato di diabete e morto nel 2005, per una serie di complicazioni dovute a ipertensione arteriosa e cardiopatia, ci ha voluto raccontare e trasmettere un semplice messaggio di saggezza popolare africana, ossia che nonostante tutto la vita può essere meravigliosa se non la si prende troppo sul serio. La sua arte, infatti, per usare parole sue, “deve essere vista come espressione della felicità”.

Il suo messaggio ha attirato l’attenzione di critici e collezionisti di tutto il mondo e le sue opere sono considerate tra le più alte espressioni dell’arte contemporanea.

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